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Nordio: 'Il Codice penale firmato da Mussolini, il patentino antifascista è un attacco alla giustizia'

AUTORE: Redazione Novrium //
Nordio: 'Il Codice penale firmato da Mussolini, il patentino antifascista è un attacco alla giustizia'
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha suscitato un dibattito politico con le sue dichiarazioni sull'istituzione del 'patentino antifascista' proposto dalla fiera libraria 'Più Libri Più Liberi'. Durante un intervento, Nordio ha affermato che il libro più importante per la giustizia italiana, il Codice penale, reca la firma di Benito Mussolini, riferendosi al Codice Rocco del 1930. La sua osservazione è arrivata in risposta alle critiche della premier Giorgia Meloni, che aveva definito la richiesta di una dichiarazione antifascista per gli editori come una forma di censura.

Il ministro ha sottolineato che il Codice Rocco, voluto dall'allora ministro Alfredo Rocco, è ancora in vigore ma è stato modificato da numerose riforme, specialmente da sentenze della Corte Costituzionale. Tuttavia, il suo legame con il regime fascista ha alimentato le polemiche. Nordio ha espresso perplessità verso l'iniziativa della fiera, che richiede agli espositori di sottoscrivere un impegno a rispettare i principi antifascisti stabiliti dalla Costituzione.

Il Partito Democratico ha reagito al dibattito, sottolineando che l'antifascismo non è un'opinione politica ma un fondamento costituzionale. Il responsabile informazione del PD, Sandro Ruotolo, ha criticato la definizione di 'patentino antifascista' come strumentale, sottolineando che la richiesta della fiera è un richiamo ai valori della Repubblica. Ha però espresso preoccupazione per l'uso politico della questione, che rischia di trasformare un principio democratico in un tema di scontro ideologico.

La controversia ha evidenziato le tensioni tra il governo e le forze critiche sul ruolo dell'antifascismo nella società italiana. Mentre il ministro Nordio ha messo in discussione l'opportunità dell'iniziativa, il PD ha difeso la necessità di ricordare i valori della Resistenza. La questione rimane aperta, con il rischio di diventare un elemento di divisione anziché un punto di convergenza per la democrazia italiana.