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Iran minaccia Netanyahu: attacchi incrociati nella regione

AUTORE: Redazione Novrium //
Iran minaccia Netanyahu: attacchi incrociati nella regione
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di continuare a «dare la caccia e a uccidere con tutte le forze» il premier israeliano Benjamin Netanyahu, descrivendolo come «criminale assassino di bimbi». Il comunicato, diffuso senza indicazione di fonti, afferma che l'incertezza sulla sua sorte rivelerebbe la «crisi e l'instabilità» dello Stato ebraico. L'Iran ha rivendicato attacchi con missili e droni contro basi statunitensi in Iraq e Kuwait, nonché colpi su Tel Aviv, descrivendo i raid come rappresaglia per le perdite subite nelle aree industriali.

Nella notte, l'Iran ha lanciato missili balistici contro Israele, con attacchi che hanno colpito Gerusalemme, il sud e il nord del Paese. Le forze israelo-statunitensi hanno risposto con un attacco al centro di ricerca spaziale di Teheran, danneggiando infrastrutture chiave per l'intelligence e l'esercito iraniani. Hezbollah ha lanciato razzi su Haifa, senza causare vittime, mentre in Bahrein sono state registrate esplosioni attribuite a raid iraniani.

Gli scontri si sono estesi a livello regionale, con l'Iran che minaccia ritorsioni contro i porti degli Emirati Arabi Uniti e i terminal petroliferi. Il presidente statunitense Donald Trump ha smentito le voci sulla morte del nuovo leader iraniano, Mojtaba Khamenei, e ha esortato alleati a garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Washington ha annunciato di aver distrutto l'isola di Kharg, hub petrolifero iraniano, senza danneggiare le infrastrutture energetiche.

La tensione è cresciuta con l'annuncio di un'operazione congiunta che avrebbe colpito i «criminali terroristi sionisti americani», mentre l'Iran ha riferito di aver intercettato droni e missili in Arabia Saudita e Giordania. Trump ha chiarito di non essere pronto per un accordo con l'Iran, esigendo condizioni «molto solide» e ribadendo la strategia di neutralizzare l'arsenale nemico. Il conflitto ha provocato morti e danni in diversi paesi del Golfo, con il petrolio che registra un rialzo dei prezzi.