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Esperti si dimettono dalla commissione cinema per disaccordo sul finanziamento di Regeni

AUTORE: Redazione Novrium //
Esperti si dimettono dalla commissione cinema per disaccordo sul finanziamento di Regeni
Due membri della commissione ministeriale che assegna fondi al cinema hanno annunciato le dimissioni dopo la decisione di escludere il documentario su Giulio Regeni dal finanziamento pubblico. Paolo Mereghetti, noto critico cinematografico, e Massimo Galimberti, consulente editoriale, hanno rassegnato le dimissioni «con effetto immediato», sottolineando una «distanza da certe scelte» e una «difformità di vedute sui criteri di valutazione». La decisione ha suscitato polemiche, con il Partito Democratico che ha presentato un'interrogazione al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, per contestare la bocciatura del film, già premiato e riconosciuto a livello nazionale.

Galimberti ha spiegato di aver sentito «una sorta di incompatibilità ambientale» nelle modalità di valutazione delle opere, ritenendo che le scelte della commissione non riflettessero un approccio equo alla cultura. Mereghetti, pur non facendo parte della sottocommissione che ha deciso sul documentario, ha espresso «un discorso di coerenza» con i propri giudizi sull'importanza dell'opera. Entrambi hanno evitato di specificare le motivazioni per iscritto, ma hanno sottolineato la mancanza di trasparenza nelle decisioni.

Il documentario «Giulio Regeni, tutto il male del mondo», diretto da Simone Manetti, è stato accolto da 76 università italiane e sarà presentato al Parlamento europeo. I dem hanno criticato le nuove norme che, secondo loro, hanno politicizzato il finanziamento delle produzioni, riducendo i meccanismi automatici e trasparenti. L'interrogazione al ministro punta a chiarire «l'anomalia di una bocciatura che colpisce un'opera già realizzata e premiata».

Il ministro Giuli dovrà rispondere al question-time della Camera il 8 aprile, in un momento di tensione per il settore cinematografico. La vicenda ha acceso il dibattito su come le scelte artistiche vengano influenzate da criteri politici, con esperti e opposizione che chiedono maggiore imparzialità e chiarezza nelle valutazioni dei fondi pubblici.