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Corte d'Appello di Roma: Dubbi sulla Legittimità del Protocollo Italia-Albania

AUTORE: Redazione Novrium //
Corte d'Appello di Roma: Dubbi sulla Legittimità del Protocollo Italia-Albania
La Corte d'Appello di Roma ha espresso nuovi dubbi sulla legittimità del Protocollo Italia-Albania, che regola il trasferimento di migranti in un centro di detenzione in Albania. Nei dispositivi emessi a febbraio, i giudici hanno sottolineato che la convalida del trattenimento di tre cittadini marocchini, destinatari di un decreto di espulsione, non avrebbe potuto essere pronunciata se si dubitava della legittimità del protocollo. Tra i tre, figure con precedenti penali per reati come traffico di droga e violenza sessuale.

I provvedimenti, di una decina di pagine, richiamano i rinvii pregiudiziali già inviati alla Corte di Giustizia dell'Unione europea (CJUE) e mettono in evidenza possibili incompatibilità con l'articolo 9 della direttiva asilo, che garantisce il diritto degli aspiranti asilo di rimanere nello Stato membro fino alla decisione sulla loro domanda. I giudici hanno ribadito che i dubbi sollevati nel 2025 persistono, sottolineando che l'Albania non è un territorio europeo, rendendo illegittimo il trasferimento di migranti in attesa di espulsione.

Il governo ha difeso il centro di Gjader come strumento per gestire i rimpatri, ma i provvedimenti della Corte d'Appello evidenziano contraddizioni. I migranti, una volta trasferiti in Albania, ripresentano domande di protezione internazionale, sfruttando la norma che li permette di restare in Europa. La CJUE dovrà decidere il 23 marzo sulla legittimità del protocollo, un momento cruciale per il dibattito sulle politiche migratorie.

La questione ha suscitato dibattiti politici, con la premier Giorgia Meloni che ha sostenuto il modello come approvato dall'Europa. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato che il trasferimento in Albania potrebbe vanificare gli sforzi di rimpatrio, lasciando migranti con precedenti penali liberi in attesa di decisioni. La situazione rimane in attesa del verdetto della CJUE, che potrebbe cambiare l'intero quadro giuridico.