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Autotrasportatori in protesta: rischio fermo nazionale per il caro carburante

AUTORE: Redazione Novrium //
Autotrasportatori in protesta: rischio fermo nazionale per il caro carburante
Continua la mobilitazione degli autotrasportatori e degli agricoltori nel Sud Italia per il rincaro del carburante. Da domenica scorsa, presidi sono stati organizzati nei caselli autostradali di Poggio Imperiale (Foggia) e Candela, con proteste spontanee che si stanno espandendo in altre aree del Mezzogiorno. Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha avvertito che senza un intervento governativo, potrebbe essere valutato un fermo nazionale che paralizzerà il Paese.

In Sicilia, gli autotrasportatori hanno annunciato un blocco di cinque giorni, dal 16 al 20 ottobre, con i mezzi pesanti fermi nei piazzali e lo scarico delle merci dalle navi sospeso. La decisione mira a contrastare l’aumento del costo del gasolio, che ha raggiunto 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio. Il Comitato trasporto siciliano ha sottolineato l’impatto sull’utente finale, con il rischio di un effetto domino sui prezzi di alimenti e materie prime.

La situazione è critica anche in Calabria, dove le stazioni di servizio segnalano scarse disponibilità di benzina e diesel. A Taranto, il blocco degli accessi alla raffineria Eni ha aggravato le difficoltà nei rifornimenti, con code alle pompe e interruzioni nel trasporto pubblico. Le associazioni di categoria denunciano l’assenza di un confronto con il governo, che non ha ancora sbloccato le risorse previste per il caro carburante.

Unatras, il coordinamento delle principali associazioni dell’autotrasporto, ha annunciato la convocazione dei propri organismi per valutare un fermo nazionale. La minaccia di una paralisi della logistica preoccupa l’economia reale, con ripercussioni su supermercati, industrie e settori agricoli. Mentre il governo non ha ancora risposto alle richieste, le proteste si diffondono, trasformandosi da iniziative locali in una crisi nazionale.