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Fermato condannato all'ergastolo per omicidio

AUTORE: Redazione Novrium //
Fermato condannato all'ergastolo per omicidio
Nella notte tra venerdì e sabato, gli agenti della Squadra Mobile di Milano hanno fermato Giuseppe Calabrò, condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio aggravato di Cristina Mazzotti. La giovane fu rapita a Eupilio, in provincia di Como, il 1 luglio 1975, e segregata in una buca in Castelletto Ticino, dove le furono somministrate massicce dosi di tranquillanti e stimolanti, causandone la morte.

Calabrò faceva parte del commando che rapì la ragazza e la sua figura è emersa anche nell'indagine sulle infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese nel tifo organizzato di Inter e Milan. Dopo la condanna all'ergastolo, Calabrò era a piede libero in attesa dei successivi gradi di giudizio, ma è stato fermato a causa del pericolo di fuga.

I pm hanno disposto il fermo in quanto Calabrò vanta una fama criminale che gli permette di interloquire con esponenti di primo piano della criminalità calabrese, al Nord e in Calabria. Ciò gli garantirebbe appoggi logistici e patrimoniali per la latitanza e l'impunità. Il pericolo di fuga si è concretizzato ulteriormente quando è emerso che Calabrò aveva prenotato un volo per Reggio Calabria.

La vicenda di Cristina Mazzotti è un caso che ha scosso l'opinione pubblica per la sua efferatezza. La ragazza fu rapita e uccisa in circostanze agghiaccianti, e la condanna all'ergastolo di Calabrò rappresenta un passo importante verso la giustizia. Tuttavia, il fatto che fosse a piede libero dopo la condanna ha sollevato interrogativi sulla sicurezza pubblica e sulla capacità della giustizia di garantire che i condannati non rappresentino un pericolo per la società.