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Caso Shalabayeva: Cassazione annulla condanne, nuovo appello a Firenze

AUTORE: Redazione Novrium //
Caso Shalabayeva: Cassazione annulla condanne, nuovo appello a Firenze
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente le condanne dei cinque poliziotti coinvolti nell'espulsione forzata di Alma Shalabayeva e della figlia nel 2013, disponendo un nuovo processo d'appello a Firenze. La decisione riguarda esclusivamente il reato di sequestro della bambina di sei anni, Alua, mentre l'accusa per la madre è considerata prescritta. Il caso, nato da un'operazione della Squadra Mobile di Roma, ha visto diverse fasi giudiziarie tra condanne, assoluzioni e annullamenti.

Il nuovo processo riguarderà la responsabilità dei funzionari per il sequestro della figlia, con un'attenzione specifica al ruolo degli ex dirigenti della Questura. La Cassazione ha accolto le richieste del sostituto procuratore generale, che aveva sottolineato la necessità di distinguere le azioni degli uffici coinvolti. I cinque poliziotti, tra cui il prefetto Renato Cortese, erano stati condannati a quattro anni di reclusione nel 2025, ma la sentenza è stata modificata.

La vicenda ha radici nell'operazione del 29 maggio 2013, quando gli agenti cercavano il banchiere kazako Mukhtar Ablyazov, marito di Alma. La donna e la figlia furono espulse per un passaporto ritenuto falso, ma l'errore fu riconosciuto e l'espulsione annullata. Le successive indagini hanno portato a condanne e annullamenti, con l'ultimo appello che ora viene riesaminato.

L'avvocato di uno degli imputati ha espresso soddisfazione per l'annullamento della condanna relativa alla figlia, auspicando una giustizia definitiva. Tuttavia, restano dubbi sulla prescrizione del reato per la madre, con l'attesa delle motivazioni della sentenza. Il caso rappresenta uno dei capitoli più controversi della giustizia italiana, con implicazioni per l'operato delle forze dell'ordine.