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Braccianti bruciati vivi ad Amendolara: movente litigio per condizioni di vita

AUTORE: Redazione Novrium //
Braccianti bruciati vivi ad Amendolara: movente litigio per condizioni di vita
Quattro braccianti agricoli sono stati uccisi bruciati vivi in un minivan ad Amendolara, in Calabria, in un episodio considerato estremamente crudele e premeditato. I due responsabili, due cittadini pakistani di 31 anni, sono stati arrestati e ristretti in carcere dopo che il Gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo per omicidio plurimo e pluriaggravato. Secondo le indagini, il movente sarebbe stato una lite scoppiata perché le vittime si erano lamentate di dover vivere in 10 in una stanza. Il Gip ha descritto l'azione dei due imputati come «efferata violenza in assenza di ragioni plausibili», sottolineando la loro «ferma e glaciale risoluzione criminosa».

L'attacco è avvenuto il 1 giugno, quando i braccianti, tra i 19 e i 29 anni, sono stati intrappolati nel veicolo e dati alle fiamme. L'unico sopravvissuto, un afghano di 35 anni, ha riferito di aver visto i due imputati agire in modo coordinato, bloccando le portiere per impedire le fughe. Il Gip ha evidenziato che i colpevoli hanno «inflitto una morte atroce e una lenta agonia tra le fiamme», aumentando deliberatamente le sofferenze delle vittime. L'episodio è stato descritto come una «trappola omicidiaria».

Le indagini stanno esaminando se i due pakistani siano stati aiutati da un terzo soggetto, identificato dal superstite come un amico. L'uomo è stato già ascoltato dagli investigatori, che stanno ricostruendo i rapporti di lavoro tra le vittime e gli imputati. L'attenzione è rivolta al fenomeno del caporalato, con l'obiettivo di capire se i braccianti fossero stati sfruttati o gestiti da soggetti esterni. Il caso ha suscitato forti reazioni politiche e sindacali, con richieste di maggiore controllo sulle condizioni di lavoro degli stranieri nel settore agricolo.

Il Gip ha sottolineato la «spiccata incapacità di autocontrollo» dei due imputati, che non hanno mostrato segni di pentimento. L'azione è stata definita «crudele e premeditata», con l'uso di benzina e un accendino per dare fuoco al veicolo. La Procura di Castrovillari ha presentato l'ordinanza di custodia cautelare, che descrive i fatti come un atto di vendetta per le lamentele delle vittime su condizioni di vita e contrattuali, considerate «sproporzionate» rispetto alla gravità dell'atto.