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Sudan: Quarto Anno di Guerra e Crisi Umanitaria Abbandonata

AUTORE: Redazione Novrium //
Sudan: Quarto Anno di Guerra e Crisi Umanitaria Abbandonata
Il Sudan entra nel quarto anno di una guerra che ha devastato il Paese, lasciando 13 milioni di persone sfollate e creando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. La conflittualità tra l'esercito e le forze di supporto rapido (RSF) ha causato oltre 59.000 morti, con atti di violenza su larga scala, tra cui massacri e attacchi a strutture sanitarie. L'insicurezza alimentare ha raggiunto livelli catastrofici, con 19 milioni di persone in grave carenza di cibo e 800.000 casi di malnutrizione acuta severa previsti per il 2026.

Le potenze regionali, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, sono accusate di sostenere le fazioni in conflitto, mentre gli sforzi internazionali per un cessate il fuoco sono stati vani. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto l'interdizione del flusso di armi, sottolineando che gli aiuti umanitari non bastano a fermare la guerra. La comunità internazionale è stata criticata per aver trascurato il conflitto, definito un 'crisi abbandonata' da funzionari delle Nazioni Unite.

La guerra ha diviso il Paese in due aree controllate da fazioni opposte, con l'esercito che domina il nord e l'est, mentre le RSF controllano il Darfur e parti del Kordofan. L'insicurezza ha danneggiato infrastrutture essenziali, costringendo milioni di persone a vivere in condizioni di estrema povertà. I costi dell'energia sono schizzati del 24% a causa delle tensioni nel Medio Oriente, peggiorando ulteriormente la crisi economica.

Esperti e organizzazioni umanitarie hanno documentato gravi violazioni del diritto umanitario, tra cui attacchi a ospedali e violenze sessuali. L'ICC indaga su presunti crimini di guerra, mentre il numero di centri di assistenza alimentare è crollato da 354 a 150 in sei mesi. Malgrado alcuni ritorni di sfollati in aree controllate dall'esercito, le condizioni di vita rimangono difficili, con infrastrutture distrutte e epidemie di colera.