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Sciopero dei giornalisti: contratto scaduto e conflitto tra sindacato e editori

AUTORE: Redazione Novrium //
Sciopero dei giornalisti: contratto scaduto e conflitto tra sindacato e editori
I giornalisti italiani sono in sciopero per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, scaduto da dieci anni. La mobilitazione, iniziata venerdì 27 marzo, rappresenta la seconda di un pacchetto di cinque giornate, con altre due proclamate per il 16 aprile. Il sindacato unitario Fnsi sottolinea che il diritto a un contratto rinnovato non è un privilegio, ma un principio fondamentale per garantire condizioni dignitose di lavoro e la libertà dell'informazione.

La Fieg, federazione degli editori, difende la posizione aziendale, sottolineando gli sforzi per mantenere la qualità dell'informazione nonostante la crisi strutturale del settore. Gli editori hanno investito risorse proprie per evitare licenziamenti e adottato norme di settore per preservare i posti di lavoro. Tuttavia, il sindacato critica l'assenza di dialogo e l'offerta economica ritenuta insufficiente, nonostante l'inflazione sia già coperta dagli automatismi retributivi.

Il conflitto si concentra sui numeri: tra il 2024 e il 2026, le aziende editoriali hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee e 66 milioni per prepensionamenti. Il sindacato accusa gli editori di scaricare i costi sulle spalle dei cittadini, mentre i salari dei giornalisti sono rimasti fermi, erosi dall'inflazione o ridotti da forfettizzazioni. La Fnsi insiste che la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio, avvertendo che senza diritti e tutele il giornalismo e la democrazia rischiano di morire.

L'effetto dello sciopero si è già fatto sentire: il sito del Messaggero non è stato aggiornato venerdì 27, e il giornale cartaceo non è in edicola sabato 28. Altri media hanno aderito alla protesta, con il sito de Il Fatto Quotidiano che ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni. La Fnsi sottolinea che questa azione non difende privilegi, ma un diritto fondamentale: il lavoro dei giornalisti vale.