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Caso Cappato: archiviati due casi di aiuto al suicidio per 'accanimento terapeutico'

AUTORE: Redazione Novrium //
Caso Cappato: archiviati due casi di aiuto al suicidio per 'accanimento terapeutico'
La giudice per le indagini preliminari di Milano, Sara Cipolla, ha disposto l'archiviazione delle inchieste per aiuto al suicidio nei confronti di Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni. La decisione è stata presa sulla base di una sentenza della Corte costituzionale del 2025 che ha ampliato la definizione di 'trattamento di sostegno vitale', considerando anche terapie come la chemioterapia o l'alimentazione artificiale. Cappato si era autodenunciato nel 2022 per aver accompagnato due pazienti in Svizzera per il suicidio assistito: Elena, 69enne con cancro terminale, e Romano, 82enne affetto da Parkinson grave.

La gip ha sottolineato che nei due casi i trattamenti medici erano ritenuti inutili e non dignitosi, definendoli 'accanimento terapeutico'. La sentenza della Consulta del 2025 ha permesso di estendere l'interpretazione delle condizioni per il suicidio assistito, superando il requisito precedente di essere 'tenuti in vita da macchinari'. Questo ha portato i pm a ritenere che chi supporta un paziente in queste situazioni non sia punibile.

Il caso di Cappato è legato al precedente della Corte costituzionale del 2019, relativo al caso del dj Fabo, che aveva stabilito quattro criteri per il suicidio assistito. Tuttavia, i casi di Elena e Romano non soddisfacevano il requisito del 'trattamento di sostegno vitale' in senso stretto. La nuova interpretazione ha permesso di considerare anche terapie invasive come 'accanimento terapeutico', giustificando l'archiviazione.

Elena e Romano avevano scelto di morire in Svizzera dopo aver rifiutato trattamenti che consideravano inutili e degradanti. La loro decisione ha acceso un dibattito su diritti individuali e limiti etici, con l'Associazione Luca Coscioni che continua a lottare per una legge chiara sul fine vita in Italia.