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Caro carburante rischia di colpire i traghetti verso Sicilia e Sardegna

AUTORE: Redazione Novrium //
Caro carburante rischia di colpire i traghetti verso Sicilia e Sardegna
L'aumento dei prezzi del carburante, causato dalla chiusura dello stretto di Hormuz, sta mettendo a dura prova il trasporto marittimo in Italia. Le compagnie di navigazione, pur non registrando criticità immediate di approvvigionamento, temono di dover ridurre le corse o aumentare le tariffe per gestire i costi crescenti. I collegamenti con le isole, come Genova-Palermo e Genova-Olbia, sono particolarmente vulnerabili a causa del consumo elevato di combustibile.

L'Associazione degli armatori (Assarmatori) ha lanciato un allarme: senza interventi governativi, i servizi di continuità territoriale potrebbero essere compromessi. Le aziende chiedono contributi straordinari per sostenere i rincari, sottolineando che il trasporto marittimo è essenziale per l'economia e il turismo. Le compagnie, però, faticano a distribuire i costi, dato che i margini di guadagno sono fissi e non crescono con i prezzi del carburante.

Nel frattempo, i dati del Codacons evidenziano che i petrolieri incassano 88 milioni di euro a settimana in più, mentre lo Stato raccoglie 61 milioni di euro in più attraverso tasse e accise. Nonostante un calo recente dei prezzi, gli italiani pagano 148 milioni di euro in più a settimana per i rifornimenti. Il ministro Urso ha annunciato che le compagnie petrolifere hanno ridotto i prezzi, ma il dibattito politico continua su misure di sostegno per i settori colpiti.

L'incertezza rimane alta, con possibili conseguenze su milioni di cittadini che dipendono dai collegamenti marittimi. Le tratte a lungo raggio, in particolare, rischiano di subire tagli se i costi energetici non si riducono. Gli operatori sperano in un'intervento tempestivo per evitare un peggioramento della situazione.