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Alberto Trentini racconta la sua prigionia in Venezuela

AUTORE: Redazione Novrium //
Alberto Trentini racconta la sua prigionia in Venezuela
Alberto Trentini, il cooperante veneziano liberato dopo 423 giorni di detenzione in Venezuela, ha raccontato la sua esperienza di prigionia. Trentini ha spiegato che lui e altri detenuti sono stati trattati come pedine di scambio. "Verso gennaio dell'anno scorso, senza tanti giri di parole, il direttore del carcere ci ha detto che eravamo delle pedine di scambio", ha detto.

Le condizioni di prigionia erano molto dure. Avevano l'acqua per farsi la doccia e per la latrina due volte al giorno, a orari sempre differenti. Non c'era nessuna opportunità di svago, pochissimi libri. Trentini ha anche raccontato di essere stato sottoposto a un lungo interrogatorio di circa quattro ore dopo il suo arresto.

Trentini ha spiegato che la prima fase della sua detenzione è stata molto dura, con momenti di disorientamento e pensieri confusi. Tuttavia, dopo aver potuto fare una telefonata a casa dopo sei mesi, ha iniziato a sentirsi un po' più tranquillo. "Come tante altre cose la detenzione per me ha avuto una prima fase molto dura di disorientamento, fino a quando ho potuto fare la prima telefonata a casa, anche se di cinque minuti, dopo sei mesi, ma ho capito che i miei genitori stavano bene o 'benino', come dicono loro", ha detto.

Trentini ha anche parlato delle illusioni che lui e gli altri detenuti si creavano da soli, sperando in uno scambio veloce. "In una situazione come questa si prova, più che stupore, disperazione, perché non sai per cosa verrai scambiato, quando verrai scambiato, se la trattativa funzionerà", ha aggiunto.